Le attenzioni della Regione da mesi ormai inevitabilmente sono concentrate a contrastare la pandemia, la Calabria, anche per motivi contingenti, è tra quelle meno colpite ma questo non deve far abbassare la guardia soprattutto in una realtà sanitaria come la nostra. L’emergenza sanitaria da Covid-19 non deve distogliere l’attenzione dagli altri problemi, le altre patologie e i bisogni sociosanitari di una regione al collasso dopo 10 anni di commissariamento della Sanità. Come Italia del Meridione abbiamo inteso sollecitare la Regione con una missiva indirizzata alla Presidente Santelli e dove abbiamo espresso alcuni quesiti che necessitano non di risposte ma soluzioni definitive e avanzato alcune proposte. Questa esperienza drammatica ha chiarito a tutti che il Sistema Sanitario deve essere Nazionale e non regionalizzato, il diritto alla salute deve essere garantito e tutelato da Bolzano a Trapani e con le stesse opportunità di cure. Paradossalmente, in questa emergenza la parcellizzazione dei sistemi sanitari regionali ha penalizzato chi ha sempre sostenuto di essere efficiente, chi ha demolito il territorio puntando tutto su un sistema privatistico e su ospedali d’eccellenza i cui bilanci si reggono sui ricoveri dei pazienti del sud. La Lombardia (quella della Lega) che pretendeva di dare lezioni a tutti, con i nostri soldi, ha manifestato la debolezza di un sistema che ha depotenziato le cure territoriali. Il virus ha messo in evidenza che le cure domiciliari se effettuate tempestivamente possono risolvere ed evitare ricoveri che devono essere riservati ai casi gravi non gestibili sul territorio. L’attenzione, quindi, deve essere rivolta a potenziare o creare presidi territoriali efficienti che in un quadro come quello che si è manifestato, non terminato ma che potrebbe anche ripetersi, significa, oltre che offrire i livelli minimi di assistenza anche evitare stragi come quelle a cui purtroppo abbiamo dovuto assistere. In Calabria, allo stato attuale, non abbiamo né un sistema territoriale efficace, né ospedali d’eccellenza ma non sono garantiti neanche i LEA e i Pronto Soccorso nella maggior parte dei casi non hanno e non rispettano le norme basilari. I numeri sono chiari, per le malattie gravi le famiglie non esitano ad indebitarsi per raggiungere i centri di eccellenza fuori regione ma in aumento negli ultimi anni anche l’emigrazione per analisi di routine. C’è bisogno di un progetto che analizzi con metodo scientifico, i motivi che costringono a curarsi fuori, oltre 300 milioni di euro per emigrazione sanitaria. Manca drammaticamente un “metodo di lavoro” per analizzare i problemi e risolvere finalmente per i calabresi l’accesso alle cure e quindi il diritto alla salute. Eppure Ospedali in costruzione, progetti in itinere, fondi stanziati, ce n’è sono diversi, come anche la stampa nazionale ha documentato. Molti gli interrogativi a cui nessuno ha risposto e ancora con più forza e determinazione IDM chiede soluzioni certe ai tanti perché! Mancano e perché centri di eccellenza? Manca un ente terzo che certifichi la qualità delle prestazioni erogate? Come sono gestite le liste d’attesa? Perché non si analizzano quali siano le specializzazioni carenti? Perché non si assumono giovani medici costretti a lavorare fuori regione? Perché quando specialisti ambulatoriali vanno in pensione, non si procede in automatico alla loro sostituzione? Perché non si provvede a integrare gli oltre 300 posti letti che mancano per gli acuti nella sola provincia di Cosenza? Perché non assumere il personale sanitario carente in pianta organica?Per non parlare di un altro capitolo dolente quanto vergognoso, quello delle famiglie con allettatio malati terminali. L’Assistenza Domiciliare Integrata è quasi assente e ha indici tra i più bassid’Italia. Le famiglie che hanno bisogno d’aiuto sono sostanzialmente sole, nonostantel’ammirevole impegno dei pochi infermieri e medici assolutamente insufficienti ad un servizio essenziale, che peraltro chiude sabato e domenica, come se un paziente terminale o oncologico non avesse necessità nei festivi.Ma siamo agli ultimi posti anche nella prevenzione delle malattie neoplastiche. Tante propostefatte dalle associazioni dei medici di famiglia rimaste nel cassetto. Assolutamente nulla è stato adottato per il controllo delle patologie croniche che da sole impegnano l’80% della spesa sanitaria.E come ultima vergogna, la riforma territoriale dei sogni. Ambulatori dei medici di famiglia che turnano tra loro e aperti 12/ 24. Eppure il Decreto del Commissario ad Acta per l'attuazione del Piano di rientro dal disavanzo del settore sanitario della Regione Calabria 65/18 è pronto da due anni ma il Dipartimento Salute ancora deve indicare le voci di bilancio nonostante gli obiettivi di piano per la riforma del territorio siano stati finanziati. E gli interrogativi diventano ancora più pesanti e ci chiediamo: Chi doveva procedere e non ha fatto? Chi da due anni è omissivo? Chi procede silenziosamente ad una sistematica demolizione del territorio, dopo aver ampiamente distrutto la rete ospedaliera?Le domande sarebbero tante ma ci fermiamo qua, sarebbe veramente troppo lunga la lista di inefficienze, di pressapochismo e di scarsa progettualità che la politica ha messo in campo sin ora,quella regionale e quella impartita da Roma. L’esperienza che stiamo vivendo può essere l’occasione per mettere fine al commissariamento etrovare le soluzioni ai tanti quesiti. Italia del Meridione, come già in passato aveva proposto, è adisposizione per avviare in concreto questo processo, senza barricate, senza artificiose divisioniideologiche tra destra e sinistra. Non possiamo più attendere, non è più il tempo delle chiaccheree delle illusorie inaugurazioni, se vogliamo ridare ai Calabresi il sacrosanto diritto alla salute.


ITALIA DEL MERIDIONE 
DIPARTIMENTO SANITÀ