‼️ CURARSI IN CALABRIA POTRÀ TORNARE AD ESSERE UN DIRITTO DI TUTTI❓

Non sono stati i riflettori della ribalta mediatica nazionale a far emergere la drammaticità nella quale versa il sistema sanitario calabrese, bensì la presa d'atto dell'incapacità di contrastare l'emergenza pandemica.

Quello del commissariamento è un istituto giuridico che per legge viene applicato qualora vi è un elevato disavanzo sanitario e un cattivo stato organizzativo del Servizio Sanitario Regionale. Ad oggi, Calabria e Molise sono le uniche 2 regioni delle 12 italiane soggette a piano di rientro, con il Molise che però ne è quasi venuto a capo e la Calabria che resta lontana dal vedere la luce in fondo al tunnel.
Sono anni che i calabresi e i politici più o meno interessati alla causa denunciano questo stato d'allerta: immigrazione sanitaria, LEA (Livelli Essenziali d'Assistenza) ampiamente insufficienti, Aziende Sanitarie che non riescono a pagare i debiti con i fornitori e una diffusa illegalità, sono i tratti caratterizzanti una mala gestio che dura ormai da 15 anni, prima e durante l'attuale commissariamento, e che rischiano di far collassare l'intero comparto.

Il neo-commissario Longo, l'ennesimo mandato da Roma, se davvero vorrà portare a termine il proprio mandato, dovrà subito sciogliere i 2 più grandi nodi:

1️⃣ PORRE RIMEDIO A 7 MESI DI RITARDO NELLA GESTIONE DELLA PANDEMIA, 7 mesi nei quali non è stato attuato nessun piano anti-Covid e si è andati avanti a colpi di restrizioni e alla cantierizzazione di ospedali da campo e militari, il che la dice lunga sulla considerazione che da Roma hanno della salute pubblica a queste latitudini;

2️⃣ RICOSTRUIRE I CONTI DELLE ASP DEGLI ULTIMI 15 ANNI, conti che non tornano e che hanno causato tagli ai servizi, chiusure di diversi ospedali nonché presidi geograficamente fondamentali per molte aree interne e costiere, numero insufficiente di posti letto nelle terapie intensive, blocco delle assunzioni e del turnover del personale, stesse fatture pagate più volte in quanto figlie di un sistema di connivenze nel quale non è simultanea la cancellazione dei creditori al momento del saldo delle fatture, e oltre 300 milioni di euro di emigrazione sanitaria regalati alle strutture fuori regione.

Allora il punto è proprio questo: non basta sostituire commissari, si rischia un eterno piano di rientro e risulta aleatorio discutere di azzeramento del debito se a ciò non fa seguito una chiara e netta presa di posizione nell'affrontare alla radice gli atavici e ormai noti problemi etici e strutturali, ad iniziare appunto dall'individuazione delle responsabilità sicuramente diffuse.
I cittadini sono stanchi, è tangibile la voglia di giustizia ed equità sociale, ora o mai più. Diversamente, si fa prima a dichiarare la sanità pubblica calabrese il bancomat dei privilegiati, una questione per pochi e sancire definitivamente la fine di uno dei diritti fondamentali della Costituzione.                             Pasquale Villella Commissario IDM Castrolibero.