Michele Pane : inquietudini personali e tensioni sociali in poesia


Un nostro affezionato lettore, in occasione del 150° anniversario della nascita di Michele Pane, ci ha inviato un breve ricordo del Poeta che pubblichiamo con piacere. 

"Domani ricorre il 150º anniversario della nascita di Michele Pane, poeta che ha lasciato un segno profondo nella cultura calabrese e nella letteratura italiana del Novecento. Nato a Decollatura il 10 marzo 1876, Pane seppe trasformare la sua terra, la sua gente e le tensioni sociali della sua epoca in versi intensi, appassionati e ancora oggi attuali.

Pane fu un autore capace di esprimersi con naturalezza sia nel vernacolo calabrese sia nella lingua italiana. Scelse spesso il dialetto perché vi riconosceva la voce autentica del suo popolo, la musicalità dei racconti orali, il ritmo quotidiano della vita di paese. Attraverso entrambe le lingue riuscì a descrivere con lucidità e sentimento il mondo da cui proveniva: Decollatura, le sue tradizioni, i suoi paesaggi e soprattutto gli uomini e le donne che la abitavano.

Gran parte delle sue poesie è infatti dedicata proprio al suo paese natio e alla vita paesana. Pane racconta gli umili, i contadini, i lavoratori, coloro che portavano sulle spalle il peso della sopravvivenza in una società contadina segnata da disuguaglianze e rigidità sociali. La sua attenzione per queste figure non fu solo poetica, ma anche politica e umana.

Spinto dal desiderio di libertà e dalla promessa del “sogno americano”, Pane lasciò la Calabria per l’America. Il suo era un anelito personale e ideologico: anarchico socialista, non sopportava più la società decollaturese di fine Ottocento, chiusa, conservatrice e incapace — ai suoi occhi — di offrire un futuro. L’emigrazione divenne così sia una fuga sia una possibilità di rinascita.

Oggi, a 150 anni dalla sua nascita, Michele Pane rimane una voce viva: un poeta che ha saputo usare con efficacia sia la lingua italiana e sia il dialetto decollaturese, due mondi e due identità; un interprete sensibile della realtà rurale calabrese; un uomo che ha trasformato inquietudini personali e tensioni sociali in poesia.

Ricordarlo significa riconoscere il valore delle radici, delle parole che custodiscono una comunità, e della libertà come motore della creazione artistica e della vita."

G. Scalzi

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