Decollatura - Un anniversario come questo non è solo una data, ma un momento che riporta alla memoria una ferita collettiva. Dopo vent’anni, il ricordo della Famiglia Pane resta vivo perché certe tragedie non appartengono solo al passato: continuano a parlare alla comunità, a chiedere silenzio, rispetto e anche unione.
Quattro vite spezzate in modo così drammatico non sono soltanto una notizia di cronaca: sono volti, affetti, legami che hanno fatto parte della quotidianità di Decollatura, di amici e parenti del nostro Comune. Ricordarli oggi significa riconoscere che quella perdita ha toccato tutti, direttamente o indirettamente.
È naturale chiedersi se si sarebbe potuto fare di più per ricordare, o se oggi si dovrebbe fare qualcosa. In realtà, il ricordo non ha una forma unica: può essere una commemorazione pubblica, un momento di raccoglimento, una messa, una parola condivisa tra compaesani. Ma soprattutto è un gesto interiore, che diventa più forte quando è condiviso.
Forse proprio qui sta il senso più profondo di questo anniversario. Le comunità si rafforzano anche così, attraverso il ricordo di chi non c’è più, trasformando il dolore in vicinanza, il silenzio in presenza. Con grande rispetto ho scelto di scrivere queste righe, consapevole che potrei anche essere criticato.
Parlando con alcune persone legate alla famiglia, è emerso il pensiero che forse si sarebbe potuto fare qualcosa in più per ricordare.
Soprattutto da parte di chi, oggi, ha la possibilità e il ruolo per farlo e che invece sembra abbia fatto poco nulla.
Non è una critica, ma un invito a non lasciare che il tempo spenga la memoria, perché ricordare significa anche prendersi cura della propria comunità.
Gigi De Grazia
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