Il Reventino in marcia verso Lourdes: sul Treno Bianco . UNITALSI per la speranza di Pierluigi e di tanti bambini

 


Alle 01:30 dell’11 giugno, mentre Soveria Mannelli dorme, una parte del Reventino si sveglia. Zaino in spalla, tesserino al collo, cuore già rivolto a sud-ovest. Destinazione: Lourdes. Ritorno: il 18 giugno. Mezzo: il “Treno Bianco”  UNITALSI, una lunga preghiera su rotaia di oltre 2.000 km che taglia l’Italia, valica Ventimiglia e risale fino ai Pirenei, là dove la Francia bacia la Spagna.

Sono ore di viaggio, ma nessuno le chiama fatica. Nei corridoi scorrono barelle e carrozzine, davanti avanzano dame e barellieri con passo instancabile, dietro ci sono volti segnati dalla malattia che sorprendono tutti: sorridono. “È Maria che ci porta”, dicono sottovoce. E nel tono c’è la certezza di chi sa di essere custodito.

Il Reventino parte compatto. A guidare il gruppo c’è il coordinatore Francesco Bonaddio, instancabile tessitore di questo pellegrinaggio. Al suo fianco i “fratelli disabili”, il cuore pulsante della comitiva. E due dame, Mirella Rotella e Maria Filicetti. Per Maria è l’anno del “sì”: proprio a Lourdes pronuncerà il suo “Eccomi” e giurerà fedeltà alla Madonna, entrando a pieno titolo nel servizio dell’UNITALSI.

Quest’anno il viaggio ha un’intenzione che pesa più delle valigie. È dedicata ai bambini che stanno combattendo contro il tumore, a Pierluigi in particolare, il cui nome viene ripetuto nelle Ave Maria del gruppo. E si allarga agli anziani del territorio, a tutte quelle fragilità che spesso restano in silenzio ma che a Lourdes trovano voce.

Il Treno Bianco non è solo un mezzo di trasporto. È un pezzo di comunità che si muove insieme, è solidarietà che diventa gesto, è preghiera che prende forma nei piccoli atti: una coperta sistemata, una mano stretta, un caffè portato a chi non può alzarsi.

Il Reventino parte ancora una volta con il cuore davanti. E torna, si spera, con la pace di Lourdes dentro.







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